I Diari
Contrattazione
     
         
 

Per immaginarsi al meglio questo racconto bisognerebbe conoscere i soggetti in questione o almeno averli visti una volta.

Mio padre, Franco, 120 chili e 70 anni di pura e pesante contadinità.

Massimo, maestro di pubbliche relazioni , un gentleman che se non facesse l’assicuratore potrebbe benissimo fare il console onorario.

Eccoli in quel di Reggio Emilia in missione conigli per conto mio.
Per proteggerli dal freddo i venditori li tengono in cartoni chiusi e per esaminare la merce bisogna per forza avvicinarsi , aprire il coperchio ed essere così facile preda del venditore.
Al primo banco:” Buongiorno…freddo eh stamattina? Volete dei conigli?”
“Sì” risponde pronto Massimo
“Li volete da allevamento o da mangiare?”
L’unica cosa che Massimo sapeva per certo sulla “missione conigli” era che dovevamo ripopolare le gabbie quindi risponde sicuro:” Allevamento!”
“Ah! Allora questi..vengono 7 euro l’uno..”
“Mi sembrano belli..cosa dici Franco?”
Facile vero? Io ho bisogno di conigli, questo li vende , io glieli compro : missione compiuta e a tempo di record.
E invece no.
Mio padre rimane impassibile.
Per togliersi dall’imbarazzo “Bè facciamo un giro poi casomai torniamo…grazie…”
Appena fuori dalla portata del banco “Massimo, menga dir da allevamento che a si metten piò cher !” (trad. se gli dici da allevamento aumentano il prezzo)
Accidenti! La prima cosa che ho detto l’ho sbagliata clamorosamente! Tacere, devo tacere e imparare ! pensa Massimo prendendo mentalmente appunti preziosi.
Così, in ammirato silenzio, due passi dietro mio padre ne osserva le mosse mantenendo l’espressione di chi sa quello che vuole ma non lo dice.
Alla fine del mercato, dopo avere guardato dentro tutte le scatole, mio padre sentenzia: “ I piò bee i ein in cal banc ladco là ! ”(trad.senza dubbio i migliori conigli sono nel banco in fondo)
“Allora li volete o no i conigli?” venditore mal disposto forse dal freddo o dalla mattinata fiacca.
Massimo lascia parlare mio padre. “a quant si mettet?”(trad.che prezzo ci fai?)
“7 euro l’uno”
“ ma an nin vlam 6 menga uno….che presi fèt per 6?”( Tra.noi ne vorremmo acquistare ben 6 ..qual è la tua offerta migliore?)
“ chissà mai che numero…6… ne voleste 60… potrei farvi meno… ma 6….”
“Dai dai fa a mod….” (trad. facci uno sconto suvvia)e intanto con occhio esperto li sceglie nel mucchio mettendoli in un cartone vuoto.
“ at dagh 6 euro l’un….”(trad. che ne diresti di 6 euro l’uno?)
“ma neanche a pensarci..7 euro è il suo prezzo”
“alora gninta….”(trad. mi spiace allora..l’affare non si fa)
E così via a contrattare sempre piu accanitamente per un quarto d’ora buono mentre intorno al banco si è formato un pubblico che assiste alla trattativa. Forse vola anche qualche scommessa.
Il venditore è ormai estenuato “ Guarda te se io devo diventare matto così per un euro in più o in meno…non c’ho micca bisogno di elemosine io.. guarda ..te li regalo piuttosto….”
Pronto mio padre:”Dai Massimo. Tò so al cartoun..l’ha det ca i si regala…et sinti?”(trad. che incredibile generosità..perché non approfittarne?)
Massimo non poteva perdere la faccia con mio padre pagando i 7 euro e darla vinta al venditore che gli stava pure antipatico e quindi ispirato dal suo savoir fair prende in mano la situazione.
“Ascolti…6 conigli a 7 euro sarebbero 42 ce ne metta un altro e facciamo 47 euro di tutti”
Il crollo: “guarda..và bene..non ne posso più...eccone un altro e andate via.”
Ma mio padre infierisce ancora cambiando l’ultimo coniglio con uno che gli sembra piu bello.
Alla fine se ne và raggiante tenendo il cartone a mò di trofeo . Qualche spettatore applaude.
Da dietro il venditore incattivito gli urla” Il cartone è omaggio!”
In macchina verso casa:“Massimo..ma alla fin… quant ammia spes de sti cunei?”( trad. quell’arrogante mi ha fatto perdere il il filo..sicuramente abbiamo fatto un affare anche se mi sfugge di che entità.