I Diari
Zuppa di porri  
 

Questa mattina presto, incurante della abbondante rugiada che mi bagna le scarpe, mi reco gagliarda sull’ultima porzione di alberi ancora da potare perché voglio perfezionare la tecnica da poco appresa e conoscere i più remoti segreti di questa arte antica
L’aria è frizzante e mi fa pizzicare il naso , gli uccellini cinguettano gioiosi e da lontano si sente il rumore di un trattore che sta arando la terra. Che meraviglia il pulsare delle attività dell’inizio della primavera.
Con una punta di rammarico noto che la mia forbice idraulica (siamo contadini moderni noi) è occupata stamattina da un amico di mio padre,certo non perché il mio rendimento lasci a desiderare , penso, ma forse per passare una giornata in compagnia raccontando vecchi aneddoti della loro giovinezza.Sì certo. E’ così. Sicuro.
Non mi perdo d’animo: ce ne sono di cose da fare in campagna…
Per esempio radunare gli stecchi . E con appassionato fervore mi metto a raccattare stecchi a destra e a manca facendo graziosi mucchietti qua e là.poi raduno i mucchietti in mucchioni ma…
sarà la posizione curva, sarà la visione della vastità del lavoro da fare un po’ scoraggiante sarà che mio padre mi ha detto”Mo csa fet? Et mata? Ag vol al trator col ringhinador lasa lè va là e va a fer al sufret cle mei”(non traduco)

Decido dunque di lasciare perdere anche perché mi è appunto venuto in mente che mentre venivo in qua ho visto una bella fila di porri , ultimo residuo della produzione invernale. Una bella zuppa di porri ecco quello che farò. Ok va bè l’emancipazione e la parità dei sessi ma è innegabile che a me viene meglio cucinare e a mio padre potare.
Afferro il primo della fila e tiro con forza sempre più crescente perché non si smuove di un centimetro.Tiro a piu non posso ma le foglie mi si sfrantumano in mano. Meno uno. Ricordo in quel momento che avevo piantato una varietà di porri “Mammuth” , devono essere venuti lunghi un metro e mezzo per essere così ben piantati. Qua ci vuole la vanga. Torno sul luogo dello scavo con la mia vanga appoggiata alla spalla “andiam..andiam…andiamo a lavorar…”. Come si fa a non fischiettare con una vanga sulla spalla?.
Posiziono e affondo…cioè..cerco di affondare la lama: ammazza s’è dura la terra ! Ci salto sopra di peso cercando di mantenere l’equilibrio ma evidentemente avevo posizionato la vanga troppo vicina e trancio il porro di netto. Meno due. Attacco il terzo della fila stavolta con un piano strategico irreprensibile. Salto e risalto sulla vanga con tutto il mio peso sperando che nessuno mi veda, guadagnando centimetri su centimetri di quel misto di terra e cemento armato che attanaglia il porro ma alla fine ho la meglio ed estraggo il mio primo trofeo Bè come “Mammuth”me lo immaginavo più lungo. Mi tolgo la maglia e parto all’attacco del secondo. Sono già passata di sudore e conto quanti me ne rimangono: 12. Gasp:non ce la farò mai!
Maccheroni al burro?